truffe on line

introduzione dell'aggravante al comma 2 dell'art 640

Proponente:
Vincenzo De filippis
Torino

 44 anni
Professione: Dipendente pubblico
Titolo di studio: Diploma di scuola media superiore
Obiettivo:
l'obiettivo è quello di contrastare il fenomeno delle truffe on line le quali attualmente sono punite con il reato di truffa semplice, prevedendo l'inserimento al secondo comma del disposto art. 640 c.p. l'aggravante delle truffe commesse con sistemi informatici e/o telematici
Descrizione:
il fenomeno dell'utilizzo sempre più massivo dei sistemi informatici nell'ambito dell'e-commerce che va dagli acquisti on- line dei prodotti più svariati all'affitto delle case vacanze, ha provocato un aumento esponenziale delle truffe on line le quali ad oggi vengono punite con la fattispecie semplice dell'art 640 del c.p. la quale prevede la punibilità a querela di parte e con una pena che va da sei mesi a tre anni, introducendo l'aggravante per le truffe commesse tramite sistemi informatici/telematici la truffa verrebbe punita 'd'ufficio' e con la pena che va da un anno a cinque anni, con la possibilità di effettuare le intercettazioni telefoniche
Stato della legislazione:
Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032. [2] La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549: 1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; 2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità. [3] Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.
Comparazione:
Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032. [2] La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549: 1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; 2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità. 3) se il fatto è commesso utilizzando sistemi informatici o telematici [3] Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.
Esperienza:
poliziotto con 24 anni di esperienza di cui 13 nell'ambito della polizia postale e delle comunicazioni